La metodologia di Diagnosi e Terapia Meccanica secondo McKenzie
È un sistema di diagnosi e trattamento dei dolori del collo e della schiena sviluppato da Robin McKenzie,
fisioterapista neozelandese di fama mondiale.
Oggi l'efficacia di tale metodo é riconosciuta in tutto il mondo ed il Metodo di Diagnosi e Terapia Meccanica
secondo McKenzie viene applicato in molti centri fisioterapici in America, Europa, Asia e Australia.
Il metodo McKenzie si basa sul mantenimento di posture corrette e sull'esecuzione di esercizi specifici per
trattare alcune forme di mal di schiena e di collo, quelle cioé causate da cause di tipo meccanico (legate al
mantenimento di posture scorrette o all'esecuzione di movimenti dannosi). Questi esercizi sono messi a punto
per ciascun paziente, poiché i problemi meccanici alla base del mal di schiena variano da individuo ad individuo.
Il medico o fisioterapista esperto nel Metodo McKenzie potrà prescriverli dopo una accurata valutazione del caso
clinico. Gli esercizi, se eseguiti correttamente, a poco a poco comportano una sensibile diminuzione del dolore
che, dalle zone più "periferiche" del corpo, si porterà più vicino alla colonna vertebrale, fino a scomparire
gradualmente. Il trattamento secondo McKenzie punta sul coinvolgimento e la partecipazione attiva del paziente
per la risoluzione dell'episodio in corso, e soprattutto gli fornisce i mezzi per prevenire le ricadute.
Un programma di auto-trattamento tarato sullo stile di vita del paziente, metterà il paziente in grado di
controllare e trattare il proprio dolore con sicurezza ed efficacia. L'auto-trattamento rende possibile una
veloce indipendenza del paziente dalla figura del medico/terapista, riducendo il numero delle visite cliniche e
quindi abbattendo i costi di gestione.
Introduzione alla Diagnosi e Terapia Meccanica
LA METODOLOGIA MCKENZIE DI DIAGNOSI E TERAPIA MECCANICA DEI DISTURBI VERTEBRA
Fonte: Alessandro Aina
fisioterapista, dip MDT, docente McKenzie
La metodologia McKenzie ha conseguito un ampio riconoscimento
quale metodo conservativo di valutazione e
trattamento dei disturbi meccanici della colonna vertebrale.
Consiste di tre componenti fondamentali:
- Diagnosi meccanica
- Trattamento meccanico
- Prevenzione delle recidive o profilassi
1. Diagnosi meccanica
Si è accertato che nella maggioranza dei pazienti (90%)
è ignota la struttura che causa i sintomi. Risulta pertanto
necessario un metodo alternativo per la classificazione
dei pazienti. L'approccio McKenzie classifica i pazienti in
tre sindromi, sulla base del meccanismo di produzione
del dolore. Le tre sindromi hanno poi ulteriori suddivisioni
al loro interno, in base alla localizzazione del dolore ed
alla presenza od assenza di deformità spinale acuta. La
diagnosi si raggiunge attraverso un’accurata anamnesi e
l'analisi dell'effetto di movimenti ripetuti e di posizioni
mantenute sul quadro doloroso del paziente.
2. Trattamento meccanico
La strategia di trattamento è determinata dalla diagnosi
meccanica. La procedura utilizzata è una progressione di
forze meccaniche che inizia con le posizioni ed i movimenti
propri del paziente (forze auto-generate) e, quando
necessario, prosegue con mobilizzazioni e manipolazioni
eseguite da un terapista. Scopi generali del trattamento
sono: a) eliminare il dolore, b) ristabilire la piena funzionalità.
Per ottenere tali risultati esiste un metodo specifico
per ciascuna sindrome meccanica.
3. Prevenzione delle recidive
Si consegue attraverso l'educazione del paziente ad
effettuare delle modifiche comportamentali (ad esempio
della loro postura da seduti) ed a continuare con gli esercizi
di auto trattamento. Le procedure di auto-trattamento
che determinano o concorrono al recupero dell'episodio
attuale divengono punto focale del programma di profilassi
individuale per il paziente. In tal modo il trattamento
si traduce in profilassi e si sviluppa un programma a
lungo termine specifico ed individualizzato.
Dolore meccanico:
Concetto cardine per l'approccio McKenzie è che la maggior parte dei dolori lombari abbiano
un'origine di natura meccanica, cioè in conseguenza alle posture che il paziente mantiene
od ai movimenti che esegue . Il dolore insorge per una deformazione meccanica dei tessuti
molli tale da attivare il sistema nocicettivo. L'esame di McKenzie utilizza metodi meccanici:
movimenti ripetuti e posizioni mantenute per determinare le caratteristiche di tale deformazione
del tessuto molle. Ciò consente di inquadrare il paziente in una o più delle sindromi meccaniche
e di scegliere il metodo di trattamento appropriato.
Fattori predisponenti secondo McKenzie:
Trattando il problema da una prospettiva meccanica, McKenzie ha identificato due principali
fattori di predisposizione derivanti dallo stile di vita: a) la postura seduta scorretta e b)
la frequenza della flessione.Tali fattori meccanici possono determinare un cedimento, per eccesso
di logoramento, dei tessuti molli che sostengono la spina dorsale. I fattori predisponenti sono
affrontati nel piano di trattamento a breve e lungo termine per ciascun paziente, in quanto
specificamente collegati al disturbo del paziente stesso.
CLASSIFICAZIONE DEL DOLORE LOMBARE NON SPECIFICO
McKenzie classifica ha evidenziato tre sottogruppi di pazienti, questi sono classificabili nelle
seguenti sindromi meccaniche: sindrome posturale, sindrome da disfunzione e sindrome da derangement.
Tali gruppi si distinguono in base alla localizzazione della sintomatologia, alla presenza od assenza
di deformità spinale acuta (shift laterale, inclinazione del tronco, etc.) e dell'effetto di movimenti
ripetuti sul pattern del dolore.
IL METODO McKENZIE DI VALUTAZIONE DEL DOLORE VERTEBRALE
Esame dei movimenti ripetuti:
Elemento chiave del metodo di esame secondo McKenzie è l'accurata valutazione dell'effetto dei movimenti
ripetuti e delle posizioni mantenute sul quadro doloroso del paziente e sulle sue limitazioni articolari.
Il terapista classifica il paziente analizzando gli effetti di tali test.
Le tre sindromi:
Le tre sindromi meccaniche sono disturbi singoli e distinti.
Sono identificate sulla base delle caratteristiche comuni nella risposta del dolore ai movimenti di test
ripetuti a fine arco di movimento.
-
Sindrome posturale:
In caso di sindrome posturale, i movimenti ripetuti non danno luogo a nessun effetto. I sintomi sono
prodotti solo dal mantenimento prolungato della posizione a fine arco di movimento. Il modello teorico
relativo al meccanismo del dolore sarebbe la deformazione meccanica dei tessuti molli di sostegno
(probabilmente legamentosi) secondariamente alla risposta visco-elastica ad un carico statico a fine
arco di movimento. Non vi è patologia. Il dolore percepito è semplicemente un meccanismo di avvertimento
del tessuto.
-
Sindrome da disfunzione:
I movimenti ripetuti producono un dolore a fine arco di movimento che è localizzato al rachide, tranne
nel caso di radice nervosa aderente. Il dolore non cambia localizzazione e la condizione non migliora
nè peggiora velocemente.
Il modello teorico è quello di un tessuto fibroso accorciato per adattamento o per cicatrice (in seguito ad
un meccanismo di riparazione)che viene stirato a fine arco di movimento, allorquando si tenta di raggiungere
un normale, completo arco di movimento. Il tessuto accorciatosi potrebbe essere uno qualsiasi dei tessuti molli
normalmente soggetti a deformazione di tensione o compressione durante il movimento o la posizione.
L'individuazione dell'esatto tessuto coinvolto non è possibile.
-
Sindrome da derangement:
I movimenti ripetuti modificano la localizzazione ed il comportamento del dolore. Il dolore è avvertito
frequentemente durante il movimento.Si verifica centralizzazione e periferalizzazione del dolore e la condizione
può migliorare o peggiorare in conseguenza del test. Il modello teorico è che sia uno spostamento interno dei
tessuti molli al centro del disco intervertebrale a provocare il dolore e la perdita della funzione.
A condizione che il meccanismo idrostatico del disco intervertebrale sia intatto, i sintomi possono essere
centralizzati ed aboliti e la funzione può essere rapidamente ristabilita, riducendo lo spostamento del tessuto
molle alla sua forma e posizione normali.
Ciò è più evidente nei pazienti con deformità vertebrali acute come cifosi, scoliosi ed occasionalmente lordosi
accentuata.
MODELLO TEORICO DELLA SINDROME DA DERANGEMENT
McKenzie ha ipotizzato che i pazienti che presentano tale sindrome siano affetti da un disturbo meccanico all'interno
del disco intervertebrale. Il suggerimento teorico che può rendere in parte le ragioni per tale ipotesi ed addurre
una prova a sostegno della sua plausibilità è il seguente: un'eccessiva deformazione o spostamento delle parti
centrali e mobili del disco intervertebrale può dar luogo a dolore o perdita di movimento. A condizione che il meccanismo
idrostatico del disco vertebrale sia intatto, il tessuto deformato o spostato può essere ricondotto alla propria posizione
o forma normali, con rapida scomparsa del dolore e ripristino del movimento. Quanto più sono consistenti la distorsione
e lo spostamento, tanto maggiori sono il dolore riferito e la probabilità di deformità vertebrale acuta. Ciò può progredire
fino a divenire protrusione, estrusione o sequestro del disco intervertebrale, in cui si perde il meccanismo idrostatico e si
possono provocare segni di irritazione e compressione della radice nervosa. A tale punto è improbabile un rapido recupero
attraverso terapia meccanica ed il paziente o risponderà lentamente al trattamento, o richiederà un intervento più invasivo.
IL FENOMENO DELLA CENTRALIZZAZIONE:
Il fenomeno della centralizzazione, così come descritto da McKenzie, può essere definito nel modo seguente: in
conseguenza della esecuzione ripetuta di certi movimenti e/o dell'assunzione di certe posizioni, il dolore
che origina dal rachide e viene riferito distalmente si sposta dalla periferia verso la linea mediana della
colonna. Una volta identificati, i movimenti che determinano tale fenomeno possono essere utilizzati per eliminare
i sintomi riferiti. In pazienti con dolore di origine recente, tale processo può essere estremamente rapido
ed in alcuni casi può verificarsi nell'arco di pochi minuti.
La centralizzazione dei sintomi si ha solo nella sindrome da derangement durante il processo di riduzione. E'
in base a tale mutamento nella localizzazione dei sintomi con i movimenti ripetuti di test che si identifica il
gruppo di pazienti con sindrome da derangement. Esistono numerosi lavori scientifici sul fenomeno della
centralizzazione. Questi dimostrano che la centralizzazione dei sintomi ci permette di:
- differenziare in sottogruppi le algie vertebrali non specifiche
- comprendere la direzione del movimento da far effettuare al paziente come auto trattamento
- stabilire la prognosi del problema: migliore di coloro che non centralizzano, sia per
l’episodio in corso che in un follow up ad un anno di distanza.
IL METODO MCKENZIE DI TRATTAMENTO DEL DOLORE VERTEBRALE
Il trattamento in generale consiste di procedure meccaniche tese a migliorare la postura, a recuperare un arco
di movimento completo e senza dolore in tutte le direzioni ed a ristabilire la piena funzionalità per attività
domestiche, occupazionali e ricreative. Le procedure si applicano in maniera specifica, a seconda del tipo di
sindrome meccanica da trattare. Esiste una progressione delle procedure utilizzate: le forze vengono esercitate
passivamente, a partire dalle posizioni e dai movimenti del paziente per terminare, solo se necessario,
con tecniche applicate dal terapista.
Il trattamento inizia esplorando le posizioni ed i movimenti che il paziente stesso può effettuare e valutando
l'effetto sui sintomi. Se, nel trattamento della disfunzione e del derangement, si ha un certo grado di miglioramento
che tuttavia rimane incompleto, il terapista progredirà nel trattamento nella stessa direzione, attraverso
l'uso di forza applicata dall'esterno o della terapia manuale. In tal modo, si applica una progressione di
forze meccaniche al problema meccanico del paziente, al fine di eliminare il dolore e ripristinare la funzione.
Nella sindrome da disfunzione l'effetto ricercato, sul quadro doloroso, tramite l'applicazione della forza è
diverso da quello della sindrome da derangement. Nella disfunzione, il dolore deve essere prodotto alla fine dell'arco
di movimento, per alleviare gradualmente i sintomi e ristabilire la funzionalità. Nel derangement, il dolore
deve essere centralizzato ed abolito, per alleviare rapidamente i sintomi. La piena funzionalità si ripristina
quando la condizione si è stabilizzata (analogamente al trattamento di fratture). E' da evidenziare che le procedure
utilizzate per stirare la disfunzione o ridurre il derangement rappresentano solo una parte della terapia meccanica.
PRINCIPI DI TRATTAMENTO SPECIFICI PER LE TRE SINDROMI
Trattamento della sindrome posturale:
Il principio basilare del trattamento è la correzione della postura o della posizione che causa la sintomatologia,
ovvero la postura seduta, eretta o sdraiata e le posizioni mantenute durante il lavoro o le altre attività. Spesso
i pazienti con sindrome posturale sono persone sedentarie e non allenate. Pertanto, assieme alla correzione
posturale si incoraggia l'aumento dell'attività, per ottenere uno stile di vita con maggiore equilibrio tra attività
ed inattività.
Trattamento della sindrome da disfunzione:
L'obbiettivo principale del trattamento è lo stiramento delle strutture accorciate. Il principio di trattamento
dipende dal tipo di disfunzione, vale a dire flessione, estensione, scivolamento laterale, radice nervosa aderente
(una forma di disfunzione in flessione) e disfunzione multi-direzionale. Oltre alle procedure di stiramento,
è parte importante del trattamento la correzione posturale.
Abitudini posturali scorrette potrebbero aver portato alla disfunzione mediante un accorciamento adattivo.
Con la correzione posturale, le strutture accorciate possono essere tenute lontane dallo stiramento a fine arco
di movimento ed il dolore potrebbe essere avvertito con frequenza assai minore.
Trattamento della sindrome da derangement:
Le fasi del trattamento del derangement possono essere paragonate al trattamento di una frattura. Il principio di
trattamento dipende dal tipo di derangement,- vale a dire posteriore, postero-laterale, anteriore, antero-laterale - e
dalla presenza od assenza di deformità acuta. Per i pazienti con deformità spinale acuta si rende spesso
necessaria la tecnica o l'assistenza del terapista, prima che questi possano iniziare l'auto-trattamento.
Responsabilità del paziente:
La diagnosi meccanica ed il trattamento si basano su una concordanza tra causa ed effetto, vale a dire tra forze
meccaniche e dolore / risposte funzionali. Anche le istruzioni per l'auto-trattamento si fondano sugli stessi principi
di causa ed effetto. In tal modo, il programma da svolgere a casa diviene molto specifico per i problemi individuali
del paziente. Le istruzioni posturali ed ergonomiche e le prescrizioni concernenti gli esercizi di auto-trattamento
(frequenza e ripetizione degli esercizi) non sono una casuale procedura di routine di azioni e
serie/ripetizioni di esercizi, in attesa di un eventuale mutamento della condizione. Nell'approccio di McKenzie
ci sono strumenti dinamici specificamente correlati al dolore ed allo status funzionale individuale del paziente.
Essi mirano ad influenzare immediatamente sia la causa meccanica del disturbo, sia i fattori riconducibili allo stile
di vita che impediscono un rapido recupero e favoriscono le recidive e la progressione del disturbo stesso.
IL METODO McKENZIE DI PREVENZIONE DELLE RECIDIVE E DELL'AGGRAVAMENTO
Non è più accettabile considerare soddisfacente un sollievo dell’episodio, senza un beneficio a lungo termine. A
tal fine l'educazione del paziente costituisce parte essenziale del trattamento. Nell'approccio McKenzie,
quelle istruzioni e procedure che portano al recupero del paziente, divengono il fondamento delle indicazioni a
lungo termine. Le relazioni di causa meccanica ed effetto sintomatico, identificate con l'esame, divengono lo
strumento di reazione necessario per il trattamento. Tali misure di reazione vengono mutate in un meccanismo
efficace pro-attivo, che previene l'insorgenza di un episodio successivo. Vengono illustrate le fasi del disturbo
meccanico specifico inerente il problema del paziente e si sottolinea l'azione appropriata per le fasi iniziali o quando
si sviluppano i primi segnali di allarme. La chiave per la riuscita della prevenzione delle recidive è l'auto-intervento,
prima che si avverta dolore.
COMPENDIO E CONCLUSIONI
Il metodo McKenzie non è un ricettario di semplici esercizi di estensione applicati a tutti i pazienti, irrispettoso
dalla causa meccanica sottostante; è un concetto che porta a risposte ritagliate su misura per gli specifici problemi
individuali di ciascun paziente. In breve, l'approccio McKenzie è un metodo unico, che ha tre inscindibili obiettivi:
un sistema di classificazione meccanica (diagnosi meccanica), un sistema di trattamento meccanico (terapia
meccanica) ed un concetto di profilassi meccanica.
Ciascuna di tali aree è definibile e misurabile ed in ciascuna di tali aree è stata svolta od è in via di sviluppo la
ricerca clinica. Finalità del trattamento sono l'eliminazione del dolore, il ripristino della piena funzione e la prevenzione
delle recidive. Gli obiettivi clinici dell'approccio McKenzie possono essere conseguiti con successo dalla
gran parte della popolazione con problemi vertebrali non specifici.
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CENTRALIZZAZIONE
Sintesi de: “Il fenomeno di centralizzazione dei sintomi vertebrali - una revisione sistematica"
riassunto da un articolo pubblicato sulla rivista: Manual Therapy 9 (2004) 134-143
Riassunto:
Il fenomeno della centralizzazione è stato descritto per la prima volta 20 anni fa (1). Si riferisce all'abolizione
del dolore distale a provenienza vertebrale, in relazione ad esercizi terapeutici (vedi figura 1). Da allora sono
stati pubblicati molti lavori su questo argomento. Ci è sembrata appropriata una revisione.
Prima della ricerca computerizzata dei lavori pubblicati, sono stati stabiliti dei criteri di selezione. Due revisori
indipendentemente estraevano i dati e verificavano la qualità dei lavori; il terzo risolveva i disaccordi. I dati
raccolti sono serviti per una revisione narrativa. La revisione prendeva in esame principalmente la prevalenza, la
riproducibilità della valutazione ed il significato prognostico. Questi dati sono stati la gran parte delle volte
riportati dai lavori e sono importanti per permetterci di stabilire il valore clinico di questa risposta sintomatica.
Sono stati identificati 14 studi. La loro qualità era variabile; utilizzando criteri stabiliti di qualità, agli
studi prognostici è stato dato un valore medio di 3.3 su 6. La prevalenza della centralizzazione (totale o parziale)
è stata del 70% in 731 pazienti in fase sub acuta e del 52% in 325 pazienti cronici. E' una risposta sintomatica che
può essere valutata in modo riproducibile durante l'esame obiettivo (valori di kappa 0.51-1.0). La centralizzazione è
costantemente associata ad un buon risultato e la mancanza di centralizzazione con un risultato scarso.
La centralizzazione sembra identificare un sottogruppo specifico nei pazienti vertebrali; è un fenomeno clinico che
può essere valutato con riproducibilità ed è associato con una buona prognosi. Occorrerebbe monitorare la centralizzazione
nella valutazione dei pazienti vertebrali.
Risultati:
Sono stati trovati quattordici lavori (13 studi separati) che si riferivano od investigavano la centralizzazione
(nessuno prima del 1990 (2-15).
Definizione:
esiste ampio consenso rispetto alla definizione: abolizione del dolore distale in risposta alla deliberata
applicazione di movimenti o posizionamenti. Werneke (1999) utilizza una definizione più restrittiva: deve
avvenire solo durante i trattamenti e ad ogni visita deve progredire onsecutivamente verso la colonna sino
ad abolirsi ; questo autore descrive anche un gruppo a centralizzazione parziale: i sintomi distali cambiano
ma meno completamente o non in ogni visita.
Prevalenza:
Nella meta analisi di 1056 pazienti in 10 studi , la centralizzazione avvenne in 681 pazienti. Nei sub acuti
(meno di 7 settimane) 511 su 731 centralizzarono (70%), nei cronici 170 su 325 centralizzarono (52%).
Prognosi:
Sei studi (3,8,9,11,12,14) analizzano il valore prognostico della centralizzazione comparando i risultati dei
centralizzanti con i non centralizzanti. La centralizzazione è correlata con risultati buoni/eccellenti:
maggior riduzione nell'intensità del dolore, percentuali maggiori di ritorno al lavoro, maggior incremento
funzionale, minor utilizzo di altre cure.
Riproducibilità:
Cinque studi analizzano la riproducibilità (2,11,12,13,15). La percentuale di accordo varia dall'88 al 100%.
I valori di kappa sono stati: 0.51 (2), 0.92 e 1 (12,134, 0.82 e 0.76 -diplomati e studenti fisioterapisti (13), 0.7 (15).
Strategie di sollecitazione:
la direzione di sollecitazione che induce la centralizzazione è stata analizzata in tre studi (3,4,5). utilizzando
solo sollecitazioni sul piano sagittale la direzione estensione determina la centralizzazione molto più della flessione.
Implicazioni diagnostiche:
Solo uno studio esamina il criterio di validità della centralizzazione paragonando, in cieco, i risultati della
valutazione meccanica con la discografia (10). I centralizzanti (o periferalizzanti) avevano più probabilità di
avere una discografia positiva. I centralizzanti nel 91% dei casi avevano un anulus competente (p>0.001), a
paragone con il 54% dei periferalizzanti.
Conclusioni:
Questa revisione ha messo in luce come la letteratura in quest'area sia per la gran parte di debole o moderata
qualità. Ci sono due lavori di alta qualità (8,14). La centralizzazione totale o parziale è un fenomeno clinico
comune. Può essere valutato con riproducibilità buona ed è legato in modo consistente ad un risultato migliore.
Si verifica frequentemente con esercizi o posture in estensione, ma anche con altre strategie di sollecitazione.
Uno studio (14) ha dimostrato che la mancanza di centralizzazione è un importante predittore di risultati negativi
ad un anno. Questa risposta sintomatica ha importanti implicazioni terapeutiche e prognostiche, in relazione alla
sua prevalenza e riproducibilità dovrebbe essere monitorata di routine durante la valutazione di pazienti vertebrali
ed utilizzata per guidare il trattamento.
Bibliografia:
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- Kilpikoski, S. Airaksinen, O. Kankaanpää, M, leminen P, Videman T, Alen M. Interexaminer reliability of low back pain assessment using the McKenzie method. Spine 2002; 27: E207-14
Dolori Vertebrali
"Sono pochi i fortunati che non soffrono di mal di schiena o di collo"
Per il solo fatto di vivere su questo pianeta, puoi entrare a far parte di quella schiera di 80 persone
su 100 che soffrono di mal di schiena o di collo. Queste 80 persone non differiscono tra loro per il
lavoro che svolgono; al loro interno sono egualmente rappresentati sia chi svolge un lavoro sedentario,
sia chi ne ha uno molto attivo. Se però sei di sesso maschile ed hai più di 30 anni, allora le tue probabilità crescono.
D'altronde, se ne hai già sofferto, non te ne devi ritenere immune, le statistiche dicono che a circa 90 persone
su 100 il mal di schiena ritorna. A volte ritorna in un modo diverso e più invalidante: coinvolgendo l'arto
inferiore con la cosiddetta sciatica. Anche nella colonna cervicale i sintomi possono irradiarsi, logicamente
lungo l'arto superiore con la cosiddetta cervico brachialgia.
Eppure non ti sembra di fare cose così strane, tali da produrti questi sintomi: non hai subito traumi nè
incidenti, non fai cose avventate.
Per chiarire quanto poco si sappia sui meccanismi che scatenano il mal di schiena o di collo, basta ricordare
che all'incirca nel 60% dei casi il paziente non è in grado di riferire un movimento, un trauma, qualche cosa
insomma che, di diverso dal solito ed avvenuto nei momenti immediatamente precedenti all'insorgere del mal di
schiena o di collo, lo possa giustificare.
L' estrema difficoltà nel capire la causa del dolore e quali siano le strutture anatomiche che originano la
sintomatologia, si trasferisce pari pari nel campo della terapia. C'è chi dice caldo e chi freddo, chi racconta
di essere stato a riposo e chi invece dice di aver fatto ginnastica, chi ha assunto dei farmaci allopatici e
chi si è curato con l'omeopatia, chi è stato dal chiropratico e chi dal massaggiatore, chi ha svolto delle
sedute di elettroterapia antalgica e chi invece ha trovato benefici dalla riflessoterapia; non è raro trovare
anche chi, non avendo trovato aiuto dalla medicina ufficiale, si reca dal pranoterapeuta.
IL MAL DI SCHIENA, ALCUNI DATI:
Costo: 1000 miliardi di lire nel 1995 per la Gran Bretagna, comprensivo di iter diagnostico, terapie,
cassa malattia, eventuale stipendio del sostituto
Tasso di crescita: negli U.S.A.dal 1957 al 1976, 14 volte l'incremento demografico
Decorso della malattia per la zona lombare: di tipo autolimitante. Il 44% dei pazienti che hanno un
episodio acuto guariscono in 1 settimana, l'86% in un mese, il 92% in due mesi e questo indipendentemente
dal tipo di terapia
Recidive: il 90% delle persone che hanno avuto mal di schiena avranno delle ricadute. Nel 35% dei casi una
fastidiosa lombalgia si trasformerà in una ben più invalidante sciatica! Anche nella zona cervicale i
sintomi tendono, nel tempo, a portarsi, lungo il braccio, più lontano dalla colonna.
Tenendo a mente le due caratteristiche dei dolori vertebrali: autolimitazione e recidive, per affrontare questo
problema non solo occorre curare l'episodio in corso, ma anche prevenire le ricadute. Questo semplice cambiamento
di punto di vista comporta un salto qualitativo molto grande nella terapia e nel coinvolgimento del paziente:
certo ti rivolgi a personale qualificato per curare questo episodio doloroso, ma poi sei tu che devi prenderti
cura dei tuoi sintomi, ci sei tu quando la sottoponi a quel tipo di sollecitazioni che insieme al tuo fisioterapista
o medico hai scoperto essere negative.
Poichè nel 60% dei casi non esiste un episodio scatenante ben identificabile, con ogni probabilità la causa è in
nuce nei movimenti e nelle posizioni che assumiamo durante la nostra vita di tutti i giorni. Questi movimenti e
posizioni non sono dannose di per sè ma lo diventano quando vengono ripetuti o mantenute al di là delle possibilità
della schiena o del collo di resistere.
Pensando a come trattiamo la nostra colonna da quando siamo nati, forse c'è da stupirsi non tanto perchè soffriamo,
quanto perchè il dolore ci abbia risparmiato sino ad ora.
La metodologia McKenzie (dal nome dell'ideatore: Robin McKenzie, fisioterapista Neo Zelandese), affronta i dolori
vertebrali curando l'episodio in corso ma soprattutto educando il paziente a prevenire le ricadute. Nella cura e
nella prevenzione, l'arma vincente è l'autotrattamento. Gli esercizi terapeutici e le posture, frutto di una attenta
analisi individuale effettuata dal fisioterapista,dovranno essere svolte ripetutamente, ogni giorno dal paziente stesso.
A lui viene demandato il potere (e la responsabilità) della cura.
Anche se tutti quanti abbiamo l'80% di probabilità di andare incontro a dolori vertebrali, non tutti, nell'esercizio
della loro professione o nel tempo libero, sollecitano allo stesso modo la loro colonna vertebrale. Due cose però, ci
accomunano: la posizione seduta prolungata e la graduale diminuzione del movimento della colonna in una direzione
dello spazio: l'estensione o piegamento indietro.
Iniziamo dalla posizione seduta, allo scopo di analizzare questa sollecitazione posturale e renderla il meno
negativa possibile per la nostra schiena ed anche per il nostro collo.
La posizione seduta:
(ciascuno mentre avanza nella lettura pensi a quante ore ci sta ogni giorno) è una posizione che, se mantenuta a
lungo, pone la colonna vertebrale in posizione scorretta (vedi Fig. 3.1; n.b. tutte le figure citate sono tratte
dal libro: Prendersi cura della propria schiena di R. McKenzie, vedi un poco tu se riesci a far mettere anche
delle figure o disegni sull'articolo), determinando delle distorsioni nelle strutture più profonde della colonna
vertebrale. Le modificazioni che avvengono possono determinare dolore che, partendo dalla zona lombare o cervicale,
può progredire sino al di sotto del ginocchio o del gomito.
Il cambiamento di localizzazione dei sintomi, che vengono percepiti in zone mano a mano più lontane dalla colonna
vertebrale, ha il significato di una progressione della distorsione delle strutture vertebrali più profonde. Può
accadere che mi sieda in ufficio ed inizi ad avere dolore lombare o cervicale, poi man mano che la giornata va
avanti il dolore si sposta più distalmente alla colonna. La schiena o il collo ci stanno dicendo che quella posizione
è negativa e mantenerla peggiora la sintomatologia, allontanandola dalla colonna vertebrale (Vedi fig. 4.0:
centralizzazione e periferalizzazione dei sintomi). Spesso accade che, dopo essere stati seduti, quando ci si alza,
la schiena o la zona cervicale non si raddrizzi con la consueta scioltezza ma sembra essere diventata più rigida.
Il dolore, passando da seduto all'impiedi, aumenta. Qualcosa si è distorto all'interno della colonna ed ha difficoltà
a ritornare alla sua posizione.
Il colpo dela strega non è altro che la manifestazione dell'assoluta incapacità da parte delle strutture distorte,
di ritornare nella loro posizione fisiologica, impedendo così alla colonna di raddrizzarsi.
Come agire? la cosa migliore è quella di prevenire: bisogna stare seduti diritti, mantenendo la lordosi fisiologica,
mantenendo cioè, anche in posizione seduta, quella curvatura sia nella colonna cevicale che nella parte bassa della
schiena che ciascuno ha quando sta in posizione eretta. State seduti su una una sedia fornita di schienale,
utilizzando un rotolo lombare McKenzie (vedi figura 3.12). E' un cuscino che il paziente posiziona all'altezza
della vita e che dà una spinta meccanica per mantenere nella schiena la lordosi fisiologica. Riacquistando la
lordosi lombare fisiologica, anche la colonna cervicale si pone in una posizione più corretta.
I cuscini lombari sono di diverse forme, a seconda delle caratteristiche antropometriche dei pazienti, ma ogni
cuscino ha lo stesso scopo: mantenere la lordosi lombare che si ha quando si sta in posizione eretta.
Mantenere la colonna nella posizione corretta da seduti, permette di ottenere due risultati: 1) evitando o riducendo
le modificazioni nelle strutture della colonna, determina la scomparsa o diminuzione del dolore. Occorrà quindi
una sollecitazione più prolungata per farlo comparire; 2) la mancata sollecitazione negativa alla schiena o al
collo ci permette di affrontare gli sforzi successivi senza che provochino ripercussioni negative. Si evita che
si verifichi la seguente scenetta: si sta seduti a lungo in modo scorretto, magari in macchina, poi ci si china
per prendere qualcosa nel bagagliaio e ... immediatamente si senta dolore e non ci si riesca più a raddrizzarsi.
Uno sforzo: sollevare una valigia dal bagagliaio, che di solito si riesce a fare senza problemi, proprio perchè
ho tenuto la colonna nella posizione scorretta, risulta essere la sollecitazione che fa la differenza.
Può avvenire che, benchè sia nella posizione corretta, la schiena o la zona cervicale possa dolere; occorre
interrompere frequentemente la posizione seduta, ogni 30 minuti alzatevi e sgranchitevi!
Prendetevi cura della vostra schiena e del vostro collo: state seduti dritti, alzatevi ogni 30 minuti e
sgranchitevi, vincete l'assenza di movimento che caratterizza la nostra vita di uomini "civili" muovendovi
più spesso e più a lungo!
Diminuzione del movimento nella direzione dell'estensione o piegamento indietro:
esistono dei movimenti della nostra colonna vertebrale che raramente vengono effettuati durante le nostre
normali giornate: sono tutti quei movimenti che fanno sì che la nostra schiena o il collo si pieghino all'indietro.
Ci viene naturale farlo, per rilassare la schiena dopo un viaggio un pò lungo in macchina o dopo essere stati
piegati in avanti in modo continuativo. Non fare mai questo tipo di movimenti, determina l'incapacità della
nostra schiena di piegarsi all'indietro. La schiena o il collo si fanno più rigidi... è il primo passo verso
il dolore.
Che cosa fare?
Schiena:
Occorre estendere la schiena piegandola all'indietro. Lo si può fare in modo progressivo seguendo i seguenti passi:
mettersi sdraiati proni (esercizio 1 del libro) da proni sistematevi in appoggio sui gomiti (esercizio 2)
utilizzando le braccia effettuate, come nella figura, ripetuti piegamenti all'indietro. Iniziate lentamente ed
in progressione cercate di raggiungere la massima escursione possibile di movimento, ripetilo almeno 10 volte
(esercizio 3) se, durante la giornata, non hai la possibilità di metterti sdraiato, puoi piegarti all'indietro
in stazione eretta, ripetilo almeno 10 volte (esercizio 4).
Effettuare questi movimenti serve a mantenere la schiena elastica ed a bilanciare le distorsioni che avvengono
nella nostra schiena, indotte dai continui movimenti di flessione in avanti che facciamo durante una nostra normale
giornata: da quando ci chiniamo sul lavandino al mattino per lavarci la faccia a quando, la sera, ci chiniamo per
toglierci scarpe e calze e metterci a letto.
Collo:
anche in questo caso occorre piegarlo all’indietro. Inizia con il seguente esercizio retrazione: siediti ben
diritto su una seggiola e spingi la tua testa indietro facendo il doppio mento. Stai attento a non sollevare
né abbassare il mento stesso che deve spostarsi indietro senza alzarsi né abbassarsi, ripetilo almeno 10 volte
(esercizio 1 Prendersi cura del proprio collo) passa poi all’esercizio di estensione vera e propria andando a
guardare in alto e dietro di te, partendo dalla posizione di retrazione che hai raggiunto con l’esercizio
precedente, ripetilo almeno 10 volte (esercizio 2 Prendersi cura del proprio collo).
Ripeti gli esercizi cervicali 1 e 2 più volte durante la giornata per aiutarti.
Le correzioni posturali e gli esercizi qui proposti per i problemi lombari e cervicali, non sono la panacea per
tutte le persone che soffrono. Se prenderti cura della tua schiena o del tuo collo nel modo qui prospettato non
ti aiuta, hai bisogno di un fisioterapista o di un medico competente di problemi meccanici della colonna; con
lui metterai a punto il programma di esercizi e di correzioni posturali a te più adatto.
Per trovare il professionista a te più vicino o per avere informazioni sui rotoli lombari o sul libro ove
sono contenuti tutti gli esercizi di autotrattamento qui dimostrati, puoi telefonare a:
Spinal Publications Italia, tel +39 02 9390 4158.
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